
Il prezioso e raro reperto della biblioteca
gonzaghesca è costituito da quattro volumi in 16° contenenti l’opera omnia
dello scrittore greco Senofonte, editi nella città tedesca di Alae Svevorum
(oggi Schwäbisch Hall, nel Wüttemberg) nel 1540.
Indubbiamente si tratta di una delle primissime
edizioni a stampa di quest’opera, ma la particolarità più interessante consiste
nel fatto che Vespasiano ha richiesto una personalizzazione della rilegatura,
che si presenta quindi in pelle lavorata, con diciture impresse dorate e
soprattutto coll’apposizione, sul piatto posteriore, della dicitura “Vespasiani
Gonzagae”.

Senofonte, scrittore greco del secolo IV avanti
Cristo (Atene 430 ca - Corinto 355 ca
a. C.), dalla complessa personalità, come
dimostra la pluralità di argomenti da lui trattati (cronaca, storia, politica,
filosofia, arte militare, biografie ed altro) frutto di una vita alquanto
avventurosa che lo portò persino ad aggregarsi ad un’impresa militare nella
lontana Persia, sembra aver riscosso da parte di Vespasiano una particolare
predilezione: forse egli trovava in questo eclettico personaggio della Grecia
classica assonanza di interessi ed affinità caratteriali.
Il primo volume contiene
anzitutto una brevissima nota biografica, scritta da Diogene Laerzio, storico
della filosofia del terzo secolo dopo Cristo. Poi la Ciropedia, cioè il
racconto dell’educazione e del regno di Ciro il Vecchio, fondatore dell’impero
persiano, vissuto attorno alla metà del 500 avanti Cristo.

Il secondo volume è tutto
dedicato all’Anabasi, cronaca della spedizione militare organizzata da
Ciro il giovane per contendere l’impero persiano al fratello: spedizione alla
quale Senofonte si era aggregato, in un’impresa conclusasi colla sconfitta e
col ritorno avventuroso in patria dei mercenari greci.

Il terzo volume contiene le Elleniche e
le Costituzioni di Sparta: cioè la storia della città di Atene nel
periodo da lui vissuto ed un trattato sulle istituzioni statali della città di
Sparta.

Il quarto volume raccoglie molte opere di mole
minore, e cioè:
· Detti memorabili di
Socrate,
che fu maestro dell’autore;
· Economico, trattato sulla
gestione delle proprietà e sul ruolo delle donna nell’economia;
· Agesilao, elogio del re di
Sparta;
· Difesa di Socrate, sulla vicenda
giudiziaria che lo condusse alla condanna;
· Gerone, sul tiranno di Siracusa
e sulla sua infelicità;
· Entrate e Sulla Pace, trattato
sulle finanze di Atene e sulla necessaria politica di pace;
· Ipparchico, sull’impiego della
cavalleria in guerra;
· Cinegetico, sulla caccia;
· Simposio, discorsi di Socrate su
vari argomenti.


La collocazione odierna.
I quattro volumi provenienti
dalla libreria grande di Vespasiano Gonzaga sono oggi conservati presso la
Biblioteca Abbaziale di Casalmaggiore.
Quasi un migliaio di
volumi molto importanti, arrivarono a Casalmaggiore dal sacerdote Ermenegildo
Benvenuti, parroco di Sabbioneta, ivi deceduto nel 1801. Non avendo avuto il
Benvenuti alcun rapporto con Casalmaggiore, ci si è chiesto come detto fondo
fosse stato acquisito. L'ipotesi più verosimile è la seguente. Il Benvenuti,
che era non solo un bibliofilo ma studioso, come si vedrà in seguito, nominò erede
dei suoi beni l'Istituto Elemosiniere di Sabbioneta, lasciando per legato la
sua Biblioteca al Seminario Diocesano. Ma fra i due enti suddetti insorse
un'annosa vertenza sull'interpretazione del testamento e quindi
sull'attribuzione della biblioteca; dopo molte controversie la vertenza venne
risolta solo nel 1818, suddividendo salomonicamente il fondo librario in due
parti: l'una fu attribuita al Seminario cremonese, l'altra all'Istituto
Elemosiniere. La operazioni di riparto furono affidate al già citato canonico
casalasco Giovani Fontana, il quale fra l'altro in una sua lettera informa che
i libri giacevano abbandonati da anni in una stanza, ove erano raccolte anche
le poche opere avanzate dalla dispersione dell'antica e famosa biblioteca di
Vespasiano Gonzaga. Ciò spiega perché, nella confusione, un'opera appartenuta a
Vespasiano Gonzaga finì erroneamente fra i libri del Benvenuti e di là arrivò alla
nostra Biblioteca.
L'Istituto Elemosiniere
di Sabbioneta (così si denominava allora l'ente poi divenuto Congregazione di
Carità) preferì monetizzare il lascito, in ossequio alle sue attività istituzionali:
lascito il cui valore venale era fra l'altro stimato allora in ben 10 mila
lire, (ricordiamo che a quell'epoca il salario annuo di un operaio non
raggiungeva le mille lire). Era in quegli anni parroco di Sabbioneta don
Giuseppe Marenghi, il quale poco dopo fu nominato Abate di Casalmaggiore; è
assai probabile che i libri venissero acquistati da don Marenghi e poi portati
a Casalmaggiore, dove, alla morte dell'abate avvenuta nel 1866, rimasero.
2003/2007 – Enrico Cirani –