Ippolito
Nievo, uno dei più grandi scrittori dell’Ottocento, autore del romanzo Le
confessioni di un italiano, da alcuni considerato il più prestigioso del secolo dopo i Promessi sposi del Manzoni, ha avuto rapporti familiari e di amicizia con gli Ottolenghi
di Sabbioneta.
Ippolito Nievo era nato a Padova il 30 novembre 1831 da Antonio,
esponente della borghesia mantovana e
cancelliere di Pretura nel Regno Lombardo-Veneto
sotto l’Austria. La famiglia si spostava secondo la destinazione del padre:
l’infanzia si svolse tra Padova, Verona e Soave poi, fino ai venti anni tra
Mantova, Sabbioneta, Fossato, tutte località mantovane.
Antonio, per alcuni anni fu Pretore a
Sabbioneta e trovò ospitalità presso la famiglia Ottolenghi.
Nel 1847 Antonio Nievo era a Sabbioneta, in
quel periodo Carlo Marin, nonno di Ippolito,
dopo aver lasciato il posto d’intendente delle Finanze in Verona si trasferì a
Mantova, in casa del genero che aveva anche un’abitazione di campagna a Rodigo. Anche Ippolito lo stesso
anno abbandonò Verona e s’iscrisse al primo corso del Liceo Virgilio di Mantova,
per l’anno 1847-48.
In una lettera a Matilde Ferrari, suo amore e
sua musa ispiratrice, datata “Sabbioneta maggio 1850”, Ippolito dà un curioso
catalogo di oggetti che ha in tasca.
Nel 1849, Antonio Nievo, per ragioni politiche
(Pretore a Sabbioneta, nel 1848 si era affacciato con la fascia tricolore e
aveva rapporti con prelati simpatizzanti per il movimento di liberazione) fu
estromesso dalla Magistratura e allontanato da Mantova, dove rientrò solamente
dopo il 1866.
Come dichiara esplicitamente lo scrittore,
nella dedica posta in capo all’Emanuele, il suo
"primo saggio drammatico" gli fu ispirato dall’amico sabbionetano
Emanuele Ottolenghi, fratello di Giuseppe, mentre Ippolito, a
lungo pendolare tra Mantova e il Friuli, si trovava nel castello di Colloredo. […]”
La dedica recita:
Porti
in fronte il tuo nome
o Emanuele Ottolenghi
questo mio primo saggio
drammatico
che tu m’ispiravi
nella solitudine di Colloredo
I. N.
Aprile 1852
Nell'Emanuele, Ippolito Nievo affrontò il tema
della questione ebraica e incitò i giovani israeliti “ad entrare a viva forza
nella società, a superare le barriere del ghetto, a sparpagliarsi, a
confondersi con gli altri. Così -scrisse l'autore- non sarete una tribù in
antagonismo colla società, ma sì una frazione di questa.”
Mantovani appaiono l’ambiente, il contesto sociale, certa tipologia dell’Emanuele,
mantovani certi frangenti ai quali si ricollegano l’atteggiamento non
conformista del giovane scrittore e la stessa sua educazione d’intellettuale
aperto ai principi del liberalismo e partecipe attivo dei nuovi
movimenti".
Antonio
Nievo Ippolito
Nievo 
Il Romanzo, rimasto
inedito e stato pubblicato solo nel 1991.
Ippolito
Nievo morì all’alba del 5 marzo 1861 mentre su un
vapore da carico piuttosto malandato (l’Ercole della Compagnia Florio) stava
andando da Palermo verso Napoli; colto da una forte burrasca il naviglio si
inabissò nella zona di Capri; non fu mai più ritrovato.
Dal "Bollettino della Comunità
Ebraica di Milano", a. LIV, n. 2 (Febbraio 1999)
“Nievo
e i suoi amici ebrei nella antica Sabbioneta” di
Fausta Samaritani, pag. 22.
"I Nievo, padre e figlio, affittarono a Sabbioneta una casa
di proprietà di Aronne Ottolenghi e Ippolito divenne amico del giovane
Emanuele Ottolenghi. […] Nulla oggi sapremmo
del legame d’amicizia fraterna fra i due ragazzi, se nell’aprile 1852 Ippolito
non avesse scritto un dramma in quattro atti, intitolato Emanuele. […]
Suggestioni della scuola letteraria toscana, nel mondo del
Novelliere Campagnuolo d’Ippolito Nievo
<< Antonio Nievo, pretore di Sabbioneta,
viveva in affitto in una casa degli Ottolenghi. Con lui abitava anche il
suocero Carlo Marin che scrisse alcune poesie,
rimaste inedite, datate Sabbioneta Luglio-Novembre 1848.>>
... << A fine luglio 1848 Ippolito Nievo,
dopo aver superato a Cremona l’esame del primo anno di Liceo_ dal mese di marzo
il Virgilio era chiuso_ per motivi di prudenza aveva
raggiunto il padre a Sabbioneta, ma scalpitava e soffriva nello spazio
periferico ed angusto di quel luogo che non era né campagna, né città. Risale
forse a quel tempo l’idea di trasferirsi in Toscana ed iscriversi ad un Liceo a
Pisa. Gli studenti toscani erano i suoi idoli, eroici esempi da imitare; ma
Nievo cercava anche in Toscana un centro, pulsante di vita, di quella Nazione
ideale che nell’uso di una lingua comune italiana trovava l’unica identità
possibile, almeno per il momento. >> …
Il Liceo Virgilio di Mantova nell’anno 1847-1848
…<<Altra sorpresa è la presenza d’Emanuele Ottolenghi
tra gli alunni del 2° Corso del Virgilio. A lui e alla
fraterna amicizia che li legava, Ippolito Nievo dedicò la sua prima opera
teatrale, L’Emanuele,
che tratta dell’usura di cui sono spesso accusati gli ebrei. Finora non si
sapeva come Nievo e Ottolenghi si fossero conosciuti.
Dopo l’amicizia con alcuni eletti compagni, Nievo sperimentava al Liceo
l’accoglienza e la tolleranza verso la comunità ebraica, “diversa” per
abitudini, per cultura, per religione, eppure così integrata nella vita civile
mantovana.
…
Agli esami finali, il 2 agosto 1850, gli alunni Imo Bertoldi, Giorgio Furlani e
Ippolito Nievo ebbero il voto d’Eminenza in tutte le materie, Francesco Vaccari ebbe Eminenza solamente in Filosofia e in Meccanica
e Giacomo Zanardi ebbe Eminenza solamente in
Filosofia. Nello stesso anno, Emanuele Ottolenghi frequentò nuovamente
il 2° Corso, nella scuola privata di Sabbioneta.>>…
2° Corso
|
NR, Cognome e nome |
Data, luogo di nascita e paternità |
Abitazione in Mantova, scuola di provenienza |
|
23 Ottolenghi Emanuele |
1830 ottobre 12, Sabbioneta MN, Aronne possidente |
Magnani 2637, pensione Bonajuto Sforni,
Liceo Mantova |
Dal libro “Ippolito Nievo, le lettere” (a cura di Marcella
Forra, Milano, Mondadori, 1981)
Pag. 18
<<Due baci per
Carlino, mille saluti ai miei conoscenti di costì e
soprattutto ai Sig. Caccialupi,
Ottolenghi e Vidorni>> (lettera
di I. Nievo al padre Antonio da Castelletto a Sabbioneta –
Gennaio 1849).
Pag. 562
<<La robba di Ottolenghi guarda di spedirla per Dogana con quella bolletta
che si usa per liberarle dalle visite al confine>> (lettera di I.
Nievo alla madre Adele Marin Nievo – da Milano a
Mantova – 01-04-1859 – Ippolito si appresta a partire per Torino, via Svizzera, eludendo i controlli alla frontiera; va a
Torino per arruolarsi)
Pag. 571
<<Gli Ottolenghi ci sono prodighi di gentilezze di
ogni genere>> (lettera di I. Nievo da Torino a Udine,
indirizzata alla madre Adele – 13-05-1859 – Nievo sta
partendo da Torino tra le guide dei Cacciatori delle Alpi).
Pag. 592
<<Spero cha
alla più lunga in otto – dieci giorni mi sbrigheranno,
tanto più che raccomanderò le cose agli Ottolenghi>> (lettera
di I. Nievo alla madre da Bergamo 04-09-1859 e indirizzata a
Mantova - – Dopo l’illusione di una spedizione di Garibaldi che doveva partire
da Bologna e invadere gli Stati Pontifici e che fu fermata da Farini. Nievo e gli altri garibaldini, arruolatisi
nuovamente per l’occasione chiedevano il congedo dal Corpo garibaldino dei
Cacciatori delle Alpi. La pratica burocratica fu affidata agli Ottolenghi che
avevano familiarità con l’amministrazione militare dell’esercito piemontese)
Dal libro “Ippolito Nievo e il mantovano”
Dalla
relazione “Ippolito Nievo e l’ebraismo mantovano” di Rinaldo Salvadori – pag. 266
… <<Dalle
lettere spedite dal Nievo risulta che egli abitò a
Sabbioneta nel 1849; in questa cittadina il padre svolgeva la funzione di
giudice, ma nel 1850 venne trasferito ad Udine, forse per il suo atteggiamento
politico durante il biennio 1848-1849.
…
Il Nievo divenne amico fraterno del figlio del suo padrone
di casa; a questo nuovo amico, Emanuele Ottolenghi, egli dedicherà
l’opera teatrale che porta lo stesso nome, certo in ricordo delle interminabili
passeggiate e delle ugualmente interminabili discussioni. Dalla famiglia Ottolenghi in seguito, verso la fine dell’Ottocento, uscì un
ministro della guerra del governo italiano. Se si unisce il comune sentimento
patriottico e liberale si hanno tutte le condizioni
per la nascita di una spontanea amicizia.
…
Un’ultima annotazione
su quest’ultimo (Emanuele Ottolenghi): ben presto il vero Emanuele attirò l’attenzione
della polizia e pertanto emigrò a Torino dove ritrovò il
Nievo nel 1859.>>
…
Dal libro “Ippolito Nievo :
studio biografico con documenti inediti, esumazioni”
(Giuseppe Solitro - Padova :
Tipografia del seminario, 1936. - VI, 314 p., 15 c. di tav. : ill. ; 21 cm. ((In testa al front.: R. Universita
di Padova), pag. 29)
.. << A Sabbioneta i
Nievo presero stanza in Contrada Giulia, 70, nella casa degli
Ottolenghi, antica e cospicua famiglia del luogo, di religione israelitica, di
sentimenti liberali, di costumi intemerati e larga di censo. E fù in questa casa che per comunanza di età,
di indole e di studi, Ippolito si strinse con il giovane Emanuele Ottolenghi,
accompagnandosi con lui in lunghissime passeggiate, trattenendosi in amichevoli
conversazioni, e scambio d’idee e di propositi, nei quali, è facile supporlo,
tenendo conto degli avvenimenti successivi, non dovevano essere estranee le condizioni
infelici della patria comune. Né furono parole soltanto, chè ambedue i giovinetti, alle idee e ai propositi,
sebbene in forma diversa, diedero ben presto sostanza di fatti.
Nei rapporti tra i due giovani, continuati
anche dopo la loro materiale separazione, il tema
religioso dev’esser stato senza dubbio trattato, chè non si spiegherebbero diversamente, talune
manifestazioni del Nostro a difesa degli ebrei.
>>…
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Per maggiori informazioni vedere il
sito Internet www.ippolitonievo.net
di Fausta Samaritani.
2006 –