Umberto Maffezzoli - 2003

 

L'Hospitale della Misericordia di Sabbioneta

 

Dell'esistenza di un ospedale per gli infermi costruito da Vespasiano Gonzaga all'interno della fortezza di Sabbioneta si hanno notizie scarse e frammentarie.

Il Parazzi riporta dell'iniziativa di alcune pie persone che, attorno al 1590, iniziarono la raccolta di elemosine allo scopo di erigere un ospedale detto "della misericordia".

Enrico Agosta del Forte ritiene, giustamente, che Vespasiano non avrebbe mai lasciato ad altri iniziative di questo genere; il Duca di Sabbioneta aveva già fatto costruire uno dei primi ospedali militari spagnoli a Pamplona nel periodo in cui fu Vicerè di Navarra (1571-74) ed è improbabile che una fabbrica da adibire a questo scopo potesse essere stata dimenticata nella sua attenta pianificazione di Sabbioneta; infatti da quanto si può desumere da alcuni documenti successivi alla morte di Vespasiano sembra proprio che il duca abbia effettivamente fatto costruire un edificio da utilizzare come Ospedale senza però averlo potuto realizzare compiutamente e soprattutto l'edificio risultò piccolo per lo scopo cui doveva servire.

Fu così che, nel 1593, Decio Carafa Governatore di Sabbioneta per conto dei nuovi duchi Luigi Carafa di Marra e della moglie Isabella Gonzaga d'Aragona figlia di Vespasiano, diede incarico a Bassano Tussardi, Soprintendente alle costruzioni della città, di fare la "fabrica dell'Hospital novo" definizione che implicitamente conferma la pre-esistenza del vecchio edificio già costruito per servire da Ospedale.

Come testimonia il Dondi nella sua cronaca sabbionetana si iniziarono le fondamenta il 6 maggio 1593 e la prima pietra che si posò era costituita da "una pietra vecchia et negra da camino" e già questo fatto denota come fosse mutato il clima e lo stile di vita a Sabbioneta. Con Vespasiano vivente nelle fondamenta dell'Ospedale sarebbero state messe per buon augurio monete o medaglie d'oro o d'argento come per tutti gli edifici importanti fatti costruire in Italia ed all'estero dal duca di Sabbioneta.

Non c'è da stupirsi quindi se, come accadde per molte iniziative sabbionetane di quel periodo, contrassegnato dalla cronica carenza di soldi dei nuovi duchi, la costruzione dell'edificio sia proceduta molto lentamente e probabilmente ultimata solo dieci anni più tardi, quando Luigi Carafa ed Isabella Gonzaga stanziarono gli ultimi fondi e dotarono l'Ospedale di uno Statuto per il suo funzionamento come risulta dall'atto costitutivo datato 21 aprile 1603 e riportato dal Parazzi:

 

Gubernatio Venerabilis Hospitalis Misericordiae Sablonetae.

Copia delli Ordini del Venerabile Hospitale della Misericordia di Sabioneta.

Aluiggi Carrafa de Marra, ed Isabella Gonzaga de Arragona Jugali duchi di Sabioneta.

 

1- Essendo alli anni passati in vita della bona memoria del Serenissimo Signor Vespasiano Gonzaga Collonna Ducha di Sabioneta, Suocero e Padre Nostro respectivamente, stato dato principio alla fondatione d'un Hospitale per sostentamento e sussidio de Poveri mediante l'elemosine di più e devote persone, e parendoci che per ricetto de Poveri detto Hospitale non fosse sufficientemente Luogo idoneo, o capace, si risolvessimo mossi da zelo Cristiano, et a servitio publico di far fabricar a nostre spese una Casa overo Hospitale capace, e così di commissione nostra fu dato principio alla fabrica la qual per Iddio gratia è ridotta quasi alla perfectione, come si può vedere, e desiderando noi che detta fabricha si finisce, così con l'ajuto che siamo per dare e prestare del nostro proprio, come con l'elemosina e questue che si faranno far ogni anno, e dar ordine presso al Governo d'esso. Però premessa l'invocatione del Signore Nostro Iddio, e della B.V.M. e di S.Nicolò protettore della Città nostra di Sabioneta, habbiamo voluto (acciochè detto Hospitale si riduca alla perfettione, mediante anche quei pochi beni che si ritrovavano, li quali consistono in certe poche Casette, e che con la grazia di Dio s'augmenti e sia governato fedelmente da Huomini et Ufficiali idonei) concedere il governo e casa d'esso alla Università nostra di Sabioneta, et ordinare come segue comprendendo in questo a nome d'Università con il Corpo della Comunità dei Civili, come anche con autorità e facoltà di constituir Ufficiali e Ministri, che saranno bisognosi, e modi et ordini subnotati.

2. Ordina che la Università o Comunità di Sabbioneta ogni biennio elegga 4 reggenti dell'Ospitale, uno col titolo di Priore, gli altri con quello di Sindaci, da essere approvato dal Governo; i quali debbano adunarsi ordinariamente una volta alla settimana per trattare dei negozi dell'Ospitale.

3. Che questi eleggano un Tesoriere garante.

4. Eleggano pure una o due persone idonee alla cura dell'Ospedale e alla questua entro e fuori della città.

5. Che a giudizio del Priore e dei Sindaci si accettino nel Predetto Le persone veramente povere, avvertendo ad haver in ciò li occhi aperti, affinchè non siano accettati se non bisognosi.

6. Se alcuno morisse in detto Hospitale et havesse mobili seco per uso della sua persona, siano devoluti al detto hospitale.

7. Si metta all'entrata dell'hospitale una cassetta a due chiavi, per ricevere la elemosina.

8. Che il Fattor generale sia tenuto visitarlo ogni anno, e veder e intender che siano osservati con ogni diligenza li ordini sudetti, e in caso riferire al Governatore per provvedere.

9. Che li Nottari ... siano tenuti sotto pena di dieci scudi avisar li Testatori o Codicillanti, che lasciano per elemosina al detto almeno dieci soldi per ciascuno o più come parerà alla bontà loro.

 

Un rogito del notaio Bartolomeo Zanichelli del 10 maggio 1603 conferma le premesse dell'atto costitutivo citato pocanzi riportando come: "... essendo alcuni anni fa vivente il duca Vespasiano, venne da lui acquistata una casa nella città di Sabbioneta al fine di ospitare i poveri e fu fabbricata una piccola chiesa (ecclesia parva) all'estremità del cortile della predetta casa per celebrarvi le messe nei giorni festivi che in seguito fu abbandonata (derelicta). Poichè la chiesa non ha reddito e la casa è inabitabile, i Principi di Stigliano fecero edificare un nuovo edificio in un luogo più ampio e comodo nella forma di un nuovo Ospedale per accogliere i poveri infermi...." l'atto continua poi con la vendita fatta a Giovan Paolo Verdi della vecchia casa con cortile e chiesetta per il prezzo di 90 ducatoni di cui 70 da consegnare al Priore dell'Ospedale Paolo Liscatti ed al tesoriere Nicola Zanichelli per essere subito reinvestiti nell'ultimazione del nuovo edificio.

Un inventario dei beni del nuovo Ospedale col nuovo Oratorio annesso, redatto sempre dal notaio Bartolomeo Zanichelli il 21 maggio 1605 indica che in quella data, scaduto il primo biennio, era subentrato come Rettore Giovanni Battista Masserotti mentre Battista Scaramuccini era il nuovo Tesoriere. Nell'elenco dei beni, per lo più attrezzature, mobili e masserizie, figurano anche, nell'Oratorio, un Crocefisso e un quadro raffigurante il "Bacio di Giuda a Gesù".

L'edificio dell'Ospitale è indicato a lato della fabbrica della Fonderia, ai piedi del baloardo di S.Elmo, in una mappa della metà del XVII secolo conservata all'Ambrosiana di Milano.

Lo Spedale, con annesso Oratorio di S.Giovanni Battista, è indicato all'incirca nella stessa posizione, presso il baloardo di S.Elmo, anche nella mappa del Catasto Teresiano della seconda metà del XVIII secolo.

Dovrebbero risalire ai primi anni dell'800 due progetti per l'ampliamento dell'Ospedale conservati nell'archivio della Casa di Riposo G.Serini. I progetti, che prevedono l'esecuzione di vari interventi di recupero, modifica ed ampliamento della vecchia struttura, sono opera del capomastro Domenico Calderini e non risulta che siano mai stati attuati. Infatti nel 1835, il vecchio Ospedale venne trasferito, con nome di Ospedale Civile, nell'ex Convento dei Frati Serviti, che era stato espropriato dai francesi già dal 1798.

L'Oratorio del SS.Crocefisso dedicato a S.Giovanni Battista, di patronato della Congregazione di Carità, venne officiato sino al 1845. Alla sua chiusura il Crocefisso miracoloso, davanti al quale aveva pregato S.Carlo Borromeo, fu trasportato nella chiesa del Carmine dove ancora si trova.

Nel 1853 l'Oratorio, l'edificio del vecchio Ospedale ed i resti di quella che era stata la Fonderia ducale, altrimenti detta l'Arsenale, vennero demoliti e l'area ridotta a prato come ancora è al presente.

Antonio Racheli nelle sue Memorie Storiche di Sabbioneta, scritte a metà del XIX secolo così descrive l'Ospedale: "... ha per santissimo instituto di ricoverare oltre i poveri del paese, che non sieno cronaci, anche què forestieri che o passando pel comune, od avendovi stanza ferma, cadessero ammalati, sapessero per povertà come provvedere alla loro salute. Il luogo n'è amenissimo, grandiosa la fabbrica, comode, venteggiate, spaziose le sale, con un gabinetto di anatomia, un orticello botanico, bagni per ambo i sessi, altri a prò degli ammalati dell'ospizio, altri ad uso cittadini agiati, e letti morbidi e decentissimi. Di che si debbe gran lode al prestantissimo suo amministratore D.Pietro Bertazzoli Cova, Vicario, che ne allargava ed ordinava coll'edificio i singoli appartamenti, ed al Medico Signor Carlo Vidoni in cui lo zelo del bene eguaglia il culto e nobile ingegno".

Per tutto l'800 i lasciti dei benefattori e i sussidi del Monte di Pietà permisero di poter mantenere non meno di 23 posti letto. Vi furono addirittura progetti per utilizzare l'avanzo di amministrazione del Monte di Pietà allo scopo di allestire una sala per i malati cronici. In realtà, verso la fine dell'800 le entrate dei lasciti iniziarono a ridursi e un notevole risparmio di gestione derivò dall'introduzione nell'Ospedale delle Ancelle della Carità nel 1886. Le caritatevoli ed efficienti suore prestarono la loro preziosa opera sino al 1968, tre anni dopo la trasformazione dell'Ospedale Civile (che ormai aveva funzioni di sola infermeria) in Casa di Riposo.

Attualmente, e dal 1985, la Casa di Riposo è intitolata a Giuseppe Serini il suo più recente e munifico benefattore .

 

FONTI UTILIZZATE

- Archivio di Stato di Mantova - Notarile - Bartolomeo Zanichelli

- Racheli Antonio, Delle Memorie Storiche di Sabbioneta; libri IV, Casalmaggiore, Tipografia e Libreria Fratelli Bizzarri, 1849

- Dondi Niccolò, Estratti del Diario delle cose avvenute in Sabbioneta dal MDLXXX al MDC.In: Raccolta di cronisti e documenti storici lombardi inediti, II, a cura di G. Müller, Milano, Francesco Colombo Libraio-Editore, 1857

- Parazzi Antonio, Appendici alle origini e vicende di Viadana e suo Distretto, volume III, Viadana, Nicodemo Remagni Editore, 1895

- Agosta del Forte Enrico, Sabbioneta e il suo Comune (dalle Origini al 1980), Sabbioneta, Tip. "La Sabbionetana", 1981

- Sarzi Amadè Luca, I Conventi di Sabbioneta e la vita di Nicolao Dondo, Sabbioneta, Edizioni Associazione Pro Loco, 1982

 

 

 

Benefattori dell'Ospedale di Sabbioneta (dal cippo delle civette)

1603 Gonzaga Principessa Isabella

1603 Caraffa De Marra Principe Luigi

1617 Raineri Emilio

1628 Trentini Paolo

1630 Lanfredi Emilia

1637 Marzi Gisberto

1644 Orgnani Eleonora

1648 Longari Lorenzo

1731 Fantini Ventura

1735 Marchetti Zanichelli Catterina

1736 Cantoni Barbara Albera

1740 Cantoni Elisabetta v(edova) Pecorari

1750 Pezzani D(o)n Simone S(acerdot)e

1799 Soragna Giacomo

1806 Pattuzzi Angelo

1848 Carpi Giulia

1862 Bertazzoli Cova D(o)n Antonio S(acerdot)e

1866 Marenghi D(o)n Giuseppe Monsignore Abate di Casalmaggiore

1867 Benedusi D(o)n Stefano S(acerdot)e

1870 Pettenati Isidoro

1876 Carpi Sac(erdot)e Carlo

 

Benefattori del Civico Ospedale di Sabbioneta (Lapide nera n.1)

1878 Forti Girolamo fu Elia

1884 Sarzi Amadè Pietro, figli d(ottore) Carlo e Maria e sorella Rosa

1887 Dicò D(o)n Antonio Parroco

1890 Forti Lazzaro fu Elia

1891 Vidoni D(otto)r Carlo

1899 Monti Cav(aliere) Giovanni fu Alessandro

1892 Forti Alessandro fu Elia

1904 Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. Milano

1904 Forti Ing(egnere) Vittorio

1910 Rocca Adele ved(ova) Forti

 

Benefattori del Civico Ospedale di Sabbioneta (Lapide nera n.2)

1914 Lodi Pasini Pietro

1915 Forti Riccardo

1915 Galafassi Pietro

1916 Cimardi Camillo

1916 De Giovanni Prof(essore) Sen(atore) Achille

1921 Roffia Don Giovanni

1923 Foà Prof(essore) Sen(atore) Pio

1930 Sarzi Sartori Margherita

1930 Cozzani Ferdinando

1930 Sarzi Madidini Maria

1930 Forti Avv(ocato) Cav(aliere) Emilio

1956 Roffia Attilio

1956 Solazzi Prof(essore) Gino

1957 Dugaria Avv(ocato) Giovanni

 

Benefattori Casa di Riposo G.Serini (Lapide nera n.3)

1979 Giuseppe Serini

1979 Eva Bruschi Serini

1987 Borrelli Giorgio

1989 Savi Luigi

1989 Savi Guglielmina

1992 Galafassi Arpalice

1996 Coniugi Azzi Ciro e Chittolina Maria

2000 Tenca Quirina (Rina)

 

Elenco dei benefattori dell'Ospedale (dall'elenco del Parazzi)

Pincipessa Isabella Gonzaga col marito Luigi Carafa di Marra, 1603

Guglielmo Protti, rogito 29.2.1615

Emilia Ranieri, rogito Bolzoni 31.12.1617

Giovan Battista Speroni, rogito Agosta 3.5.1620

Federico Corridori, rogito Contesini 1620

Paolo Trentini, rogito Contesini 23.2.1621

Susanna Agosta, rogito Agosta 1621

Sante Saviola, rogito Contesini 7.4.1621

Giovanna Carlotti, rogito Agosta 4.4.1625

Ferrante Solazzi, rogito Agosta 1625

Margherita Martelli, rogito Agosta 12.12.1629

Antonio Bresciani, rogito Agosta 3.7.1630

Giulio Bresciani, rogito Agosta 1630

Emilia Lanfredi, rogito Agosta 4.5.1630

Gisberto Marzi, 1637

Lorenzo Longari, 1648

Ventura Fantini, rogito Aldrovandi 22.8.1731

Caterina Marchetti Zanichelli, 1735

Barbara Albera Cantoni, rogito Aldrovandi 27.1.1736

Elisabetta Cantoni, rogito Parmeggiani 19.2.1744

Simone Gaetano Pezzali, rogito Bonfatti 14.6.1762

Antonio Cavalli Lanfredi, rogito Bonfatti 13.10.1775

Anna Maria Mori, rogito Storti 25.5.1782

Giacomo Soragna, 1799

Angelo Patuzzi, rogito Recusani 29.1.1806

Giulia Carpi, testamento 30.11.1848

Sac.te Antonio Bertazzoli Cova, testamento 6.3.1862

Dott. Carlo Vidoni, testamento 1.8.1866

Mons. Giuseppe Marenghi, testamento 26.7.1866

Isidoro Pettenati, rogito Carnevali 12.2.1867

Sac.te Stefano Benedusi, 1867

Sac.te Carlo Carpi, testamento 29.8.1875

Girolamo Forti di Elia, 1878

Pietro Sarzi Amadè, testamento 27.4.1882

Dott. Carlo Sarzi Amadè e sorella Maria, lettera 22.9.1883

Sac.te Antonio Dicò, 1887

Lazzaro Forti di Elia, 1890