Il 2
Novembre 1904 moriva, a Torino, il Generale sabbionetano Giuseppe Ottolenghi.
Solo un anno prima era Ministro della Guerra nel secondo Governo Zanardelli,
assegnato alla prestigiosa carica nel 1902 direttamente dal Re Vittorio Emanuele
III del quale era stato istruttore per le scienze militari. Era solo l’ultimo di
una serie di incarichi rilevanti che Ottolenghi aveva ricoperto nella sua
gloriosa e pluridecorata carriera militare e politica portandolo a diventare una
figura di primissimo piano nella storia ebraica italiana ed
europea.
Dagli
eroici esordi come volontario nelle campagne risorgimentali, alla lotta al
brigantaggio, fino alla ristrutturazione dell’esercito dopo i disastri delle
guerre in Africa, il suo contributo fu di grande importanza per l’unificazione
ed il consolidamento dello Stato Italiano. Simbolo di compiuta integrazione
religiosa, primo ebreo italiano a essere nominato generale e ministro della
guerra, scorrendo la sua biografia si comprende l’eccezionalità della sua
figura.
Foto
di Giuseppe Ottolenghi tratte rispettivamente da Jewish
Encyclopedia,
dalla cartolina commemorativa del 30
Settembre 1903 e dalla foto di gruppo della stessa giornata
Gli
Ottolenghi sono una delle più importanti famiglie ebraiche italiane.
Sull’origine del nome della famiglia Ottolenghi (e delle relative varianti
Ottolangui, Ottolengo, Langley, ecc…) ci sono almeno tre diverse ipotesi. La
prima, che è anche la meno accreditata, la vuole originaria del Portogallo. La
seconda afferma che si tratta di una famiglia askenazita (cioè proveniente
dall’Europa centrale), discendente dai profughi della Comunità Ebraica di
Ettlingen, nella regione tedesca del Baden, tra il XV ed il XVI secolo[1];
profughi che si stabilirono per la maggior parte in Piemonte. La terza ipotesi,
formulata dal Prof. Vittore Colorni di Mantova, afferma che l’origine del
cognome Ottolenghi è da riferirsi alla città romana di “Ottalengum” in Piemonte.
Oggi due piccole cittadine in provincia di Alessandria hanno questo nome:
Odalengo Piccolo e Odalengo Grande.
Nelle
comunità di Asti, Acqui, Casale, Mondovì e Moncalvo gli Ottolenghi sono sempre
stati molto numerosi. Ed è, infatti, da Acqui “Provincia del Piemonte”
(l’attuale Acqui Terme, Alessandria) che proveniva il padre di Giuseppe, Aronne
che sposò, nel 1824, la sabbionetana Gentile Forti appartenente alla locale
importante famiglia ebraica.
A
Sabbioneta i primi ebrei erano arrivati nel 1436 e la comunità aveva sempre dato
un notevole contributo alla città. Ricordiamo la stamperia ebraica che operò
nella seconda metà del ‘500 che contribuì in modo decisivo alla diffusione della
letteratura giudaica in Europa. Nei primi decenni del XIX secolo la comunità
ebraica di Sabbioneta era ancora numerosa (nel 1848 i membri erano quasi
duecento) tanto che proprio nel 1824, anno del matrimonio dei genitori di
Giuseppe, fu costruita la nuova Sinagoga. E’ proprio in questi anni che, oltre a
Giuseppe Ottolenghi, nasce un altro grande ebreo sabbionetano, il Prof. Pio Foà,
medico di gran fama che diventerà, come Ottolenghi,
senatore.
Dal
registro dei Matrimoni della Comunità Ebraica di Sabbioneta (che è conservato
nella locale Biblioteca Comunale) apprendiamo numerose informazioni relative al
matrimonio dei genitori di Giuseppe:
Giorno: 12
Marzo 1824.
Sposo:
Ottolenghi Aronne, nato il giorno 1 Dicembre 1797 in Acqui ed ivi
domiciliato
(provincia
del Piemonte, negoziante, israelita, celibe)
Sposa: Forti
Gentila Ester, nata nel giorno 17 Ottobre 1805 in Sabbioneta, israelita,
celibe
Padre
dello sposo: Manuel Salomon
Ottolenghi, di Acqui, negoziante.
Madre
dello sposo: Giuditta de’ Benedetti,
di Casale, negoziante (defunta).
Padre
della sposa: Forti Abram, di
Sabbioneta, possidente.
Madre
della sposa: Cantoni Lea, di
Bozzolo, possidente.
Testimoni:
Pincherle Jacobe di Verona (possidente e ora domiciliato a
Sabbioneta).
Foà Leon di Sabbioneta, possidente.
Firmato
Aronne Ottolenghi, sposo - Gentile Ester Forti, sposa
Con
permesso dell’Imperial Regia Delegazione Provinciale del 4 Febbraio
1824.
Cerimonia
presieduta da Sanson Levi, Maestro della “Comunione Israelitica” di
Sabbioneta.
La
famiglia Ottolenghi, apprendiamo sempre dagli stessi Registri, viveva nella casa
di Contrada Giulia 70; qui nacquero Giuseppe e tutti gli altri figli di Aronne e
Gentile.
Dalle
recenti ricerche negli archivi e presso la famiglia attuale proprietaria,
sappiamo che si tratta dell’abitazione che oggi ha il N° 54 di Via Vespasiano
Gonzaga, situata a pochi metri dal palazzo della famiglia
Forti.
Il
grande immobile era di proprietà di Abram Forti, nonno materno di Giuseppe, già
dal 1811.
E’
la stessa casa nella quale sarà successivamente ospitata, per un certo periodo,
la famiglia Nievo. Infatti Antonio Nievo, padre dello scrittore Ippolito, era
Pretore a Sabbioneta. Ippolito Nievo, nel 1852 scrisse il romanzo “L’Emanuele”,
rimasto inedito e pubblicato solo nel 1991, dedicandolo all’amico sabbionetano
Emanuele Ottolenghi, fratello di Giuseppe.

Sabbioneta,
casa natale di Giuseppe Ottolenghi.
Nel
“Registro delle nascite della Comunità Ebraica” di Sabbioneta (anch’esso
conservato nella locale biblioteca) sono trascritti i seguenti dati relativi
alla nascita di Giuseppe:
Nato
il 26 Dicembre 1838, alle ore 4 antimeridiane.
Circonciso
il giorno 2 Gennaio 1839, con il nome di Giuseppe Isacco, figlio
legittimo.
Madre:
Forti Gentilla, abitante in Sabbionetta, contrada Giulia,
70
Padre:
Ottolenghi Aronne, abitante in Sabbionetta, contrada Giulia,
70
Si
erano maritati li 12 marzo 1824 avanti il Maestro di Religione di questa
comunità Israelitica.
Entrambi
sono Israeliti e possidenti.
Padrini:
Leone Isaia Norsa, possidente, abitante in Mantova, contrada Vicolo
dell’Olio, 3027.
Michele Bonajuto Foà, abitante in Sabbionetta, contrada Belfiore, numero
145.

L’atto
di nascita di Giuseppe Isacco Ottolenghi (Biblioteca di
Sabbioneta)
Aronne
Ottolenghi e la moglie Gentila Forti, oltre a Giuseppe, ebbero altri sette
figli.
Ne
conosciamo i nomi, e la poco fortunata esistenza di alcuni di loro, grazie alle
informazioni riportate sui libri delle nascite e delle morti della Comunità
Ebraica di Sabbioneta:
Giuditta
Anna:
Nata a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 29
Maggio 1825; morta il 21 Luglio 1825. La bambina muore nella casa di Abram Forti
ed è sepolta, il giorno stesso, nel locale cimitero degli Israeliti; come causa
della morte è riportato: “convulsione
non senza indizi di putrefazione”.
Salvatore:
Nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, l’11 Luglio 1827. Padrino è Jacobbe Ottolenghi
residente in Acqui, Contrada Nuova s.n.. Il neonato muore il 1 Agosto 1827 nella
casa di Abram Forti ed è sepolto, il giorno dopo, nel locale cimitero degli
Israeliti. Come causa della morte è
riportato: “febbre
ardente”.
Abramo:
Nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 4 Novembre 1828.
Emanuele
Salomon:
Nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 2 Ottobre 1830.
Elena:
Nata a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 20 Maggio 1841; morta a Sabbioneta il 4
Ottobre 1841.
La
bambina muore nella casa di famiglia (Via Giulia, 70) ed è tumulata il giorno
successivo nel Cimitero Israelitico di Sabbioneta. La causa della morte è
indicata: “malattia di ventre cioè enterite”
Giacobbe:
nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 30 Settembre 1842.
Adele
Elena:
nata a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 24 Gennaio 1845.
Dopo
la nascita di Adele Elena non ci sono più notizie documentali della presenza a
Sabbioneta della famiglia.
A
Sabbioneta nessun immobile era direttamente di proprietà degli Ottolenghi, la
casa in cui risiedevano restò di proprietà di Abramo Forti fino al 5 Marzo 1847,
in questa data è venduta a Salomone Foà.
Riteniamo
che la famiglia Ottolenghi abbia lasciato Sabbioneta nel periodo tra il 1845 e
il 1847 per ritornare in Piemonte, nei luoghi di origine di
Aronne.
Non
ci sono documenti che attestino successivi ritorni a Sabbioneta del Generale
tranne che nel 1903, quando i concittadini decidono di celebrare Ottolenghi, e
altri tre illustri sabbionetani, organizzando dei grandi festeggiamenti in loro
onore.

Foto ricordo
con gli illustri concittadini senatori - Proprietà foto: Vittorio Rossi -
Sabbioneta
Riportiamo,
dal giornale dell’epoca, l’interessante cronaca dell'avvenimento[2].
«Anche
il cielo terso ed azzurro ha voluto unirsi a noi a far più bella la festa
odierna, a rendere più vivace il tricolore che sventola ovunque a profusione.
Molte case sono orlate di ghirlande di verde. Lungo la via che dovrà percorrere
il corteo si vedono scritti multicolori inneggianti ai cittadini illustri che si
vuole onorare. Dal municipio, ornato di festoni di verzura e di arazzi, al
verone centrale, furono tolti e collocati simmetricamente all'esterno i quattro
cavalli, unici superstiti dei ventiquattro preesistenti. L'effetto è bellissimo.
«Fin dalle prime ore del mattino coi primi treni tranviari da Mantova e da
Viadana, in corrispondenza col cremonese, giungono centinaia di persone e verso
le dieci tutti si avvicinano alla stazione per attendere l'arrivo del treno
speciale. La stazione, recentemente abbellita di una tettoia, è imbandierata. La
musica del 37° fanteria in alta uniforme intuona la Marcia Reale. Tutti si
scoprono e da ogni parte erompono applausi. «S. E. Ottolenghi appare per primo
sul terrazzino del vagone salon e saluta togliendosi il cappello. Lo seguono i
professori De Giovanni, Foà, e l'on. Albertoni. Il Ministro ed il prof. De
Giovanni più degli altri appaiono commossi. Salgono intanto a portare il saluto
di Sabbioneta il sindaco dottor Filippi ed i membri del Comitato promotore dei
festeggiamenti. «Col medesimo treno, scortato personalmente dal direttore della
linea cav. ing. Sacchetti, arrivano il prefetto comm. Vittorelli con alcuni
funzionari, il sindaco di Commessaggio dottor Cessi, che è salito in quella
stazione in forma ufficiale a dare a S.E. il benvenuto, ed alcuni corrispondenti
dei giornali di fuori. Anche a Gazzuolo il Ministro venne salutato da quel
sindaco cav. Viglioli, recatosi con altre autorità locali a complimentarlo. «Nel
recinto esterno della stazione aspettano quattro magnifici landeaux padronali
messi a disposizione del Comitato. Noto anche il conte Cantoni Marca. La musica
del 37° suona ininterrottamente la Marcia Reale, precedendo il corteo che muove
al passo, ed entra dalla porta XX settembre, avviandosi al
Municipio.

Riproduzione
della cartolina celebrativa dell’avvenimento.
«Nella
sala del Consiglio alcuni membri del Comitato ed uno splendido gruppo di
signorine che, vere fate benefiche hanno organizzato la fiera, pro refezione
scolastica, la quale sarà più tardi inaugurata. Appena entrati gli ospiti viene
servito un vermout d'onore ed il Sindaco legge alcuni telegrammi di adesione ed
un ordine del giorno della Giunta che interprete del sentimento dei nostri
amministrati, esprime agli illustri conterranei la soddisfazione del Comune di
vederli riuniti entro le patrie mura, l'orgoglio di poterli chiamare
concittadini e l'augurio di lunga e prosperosa vita ad onore e vantaggio della
patria e dell'umanità. Rispondono brevi parole, vinti dalla commozione, il
Ministro, e poi i tre professori fra i più nutriti applausi di tutti i
convenuti. «A mezzogiorno, guidati dal Sindaco e dal Comitato, il Ministro e gli
ospiti si recano a visitare i monumenti patrii Ahi! Troppo trascurati ed offesi
dal tempo e raccolgono la unanime raccomandazione di adoperare la loro influenza
perché possa finalmente escogitarsi qualche provvedimento atto a porre un freno
a tanto deplorevole decadimento. Seguono brevi visite agli istituti locali di
beneficenza e S.E. è ospite per pochi minuti del cav. Emilio Forti, accettandone
il cortese invito per rendere omaggio alla defunta madre sua che, com'è noto,
era una Forti. «Nel salone d'entrata al primo piano del Municipio, ha poi luogo,
alle ore 14, il banchetto di centoventi coperti. Siedono alla tavola d'onore i
quattro concittadini onorandi col prefetto comm. Vittorelli, il Sindaco, il
Tenente colonnello Tezzoli, del 69° reggimento in divisa, il giudice
conciliatore sig. Casara, il segretario ed altri notabili. Il banchetto procede
ordinato ed inappuntabile. Al dessert, ad un saluto del Sindaco e del sig.
Casara, risponde il Ministro ripetendo i suoi ringraziamenti ed augurandosi che
la concordia che ha regnato nel preparare questo giorno, sia arra sicura di
unione all'unico fine del benessere della terra
comune.
…
Alla
fine del banchetto avvenne un curiosissimo fatto. Tutti i commensali, armati di
cartoline illustrate portanti le quattro effigi degli ospiti festeggiati, si
precipitarono alla tavola d'onore a ritirare da ciascuno la firma autografa: il
che prova che la mania collezionista ha invaso il mondo, anche nei suoi più
umili recessi e vi sono ancora persone pazienti e compiacenti! «Il Ministro
venne avvisato, alle 16,30, che il treno speciale che doveva condurlo a Ponte
Maiocche era pronto. Riformatosi il corteo del mattino, preceduto dalla musica
ed accompagnato da innumerevole folla, S.E. giunse alla stazione. Accomiatatosi
dal Sindaco e dal prof. Albertoni, salì sul treno ove presero posto il comm.
Vittorelli ed i proff. De Giovanni e Foà, che vollero accompagnarlo sino alla
vicina stazione, donde poi proseguiva per Casalmaggiore. Al momento della
partenza, mentre un entusiastico saluto lo acclamava, S.E. era visibilmente
commosso. Nel pomeriggio continuarono a svolgersi gli altri numeri del programma
dei festeggiamenti ...».
Ritornando
alla vita privata del Generale sappiamo che iniziò a frequentare
l’Università di Torino ma poi, nel 1859, lasciò per entrare all’Accademia
Militare di Ivrea. Non ci sono documenti certi di altre attività in ambito
universitario. Sarà invece nominato professore; dal 19
Agosto del 1871, alla cattedra d’arte e storia militare presso la scuola di
Fanteria e Cavalleria (Accademia Militare di Modena).
In questo periodo scrive
il
trattato «Tattica e operazioni speciali»
che, come afferma Agosta del Forte
in “Illustri Sabbionetani”: <<è
prettamente di argomento militare, ed è frutto, oltre che di studi appropriati
sull'arte della guerra, come è venuta a manifestarsi, attraverso i tempi e le
diverse circostanze in cui gli eventi militari si verificarono, anche della
pratica fatta dall'Ottolenghi sui campi di combattimento, e nella meditazione
sugli errori del passato, e di quelli di cui era stato testimonio, senza avere
ancora l'autorità di porvi rimedio.>>
Resterà
all’Accademia di Modena solo un paio di anni, con una piccola interruzione,
proseguendo poi la carriera militare.
Giuseppe
si sposò il 25 Febbraio 1877 (come riportato nella “Copia dello Stato di
Servizio”), con la S.ra Elisa Segre, vedova De’ Benedetti; non ci sono notizie
documentali di eventuali figli della coppia.
Il
Generale muore a Torino nella sua abitazione, alle ore 00:30 del 2 Novembre
1904. Il mattino successivo il Prefetto di Torino Gasperini comunicava, con un
telegramma, la dolorosa notizia al Presidente del Senato. I funerali hanno luogo
Venerdì 4 Novembre 1904 alle ore 14; la salma del defunto viene trasportata
direttamente dall’abitazione al Cimitero come si legge sul telegramma inviato al
Presidente del Senato, alle ore 14:40 del 2 Novembre 1904, dal comandante
interinale del Corpo d’Armata, Tenente Generale Emanuele Filiberto di
Savoia.
Riportiamo
il discorso in commemorazione dell'Ottolenghi, fatto al Senato il 3 Dicembre
1904 dal Presidente On. Tancredi Canonico:
<<In
età ancor verde e nella vigoria delle sue forze moriva improvvisamente il 2
Novembre in Torino il Generale Giuseppe Ottolenghi, nato a Sabbioneta nel
mantovano il 26 Dicembre 1838. Brillante e valoroso ufficiale, di forte ingegno,
di una scrupolosa esattezza nell’adempimento del proprio dovere, pronto sempre
ad assumere sopra di sè tutte le responsabilità, la sua vita fu un servizio
zelante e non interrotto alla Patria ed al Re. Cominciati i suoi studi
all’Università di Torino, li lasciò nel 1859 per entrare alla Scuola militare di
Ivrea; ed in quello stesso anno, al cominciare della campagna, fu nominato
sottotenente. Portabandiera all’assedio di Gaeta, venne colpito da una palla di
moschetto al fianco destro e meritò la medaglia al valor militare. Nel 1863 era
già capitano di stato maggiore. Un’altra medaglia al valor militare si guadagnò
nel 1864 combattendo il brigantaggio. In un improvviso e serio conflitto,
assunse il comando di alcuni riparti di fanteria e di cavalleria, ebbe ucciso il
cavallo, fu ferito al braccio ed al petto: ma l’azione da lui comandata sortì un
pieno successo. Un altro cavallo ucciso sotto di sè ed un’altra ferita egli ebbe
nel 1866, quando, per salvare il Gen. Brignone in pericolo a Monte Croce, prese
il comando dei carabinieri e delle guide che erano al suo seguito e caricò il
nemico. Venne allora fregiato della croce di cavaliere dell’ordine militare di
Savoia. Promosso
maggiore, insegnò la storia dell’arte militare nella scuola di Modena.
Rientrato
nello Stato Maggiore e fatto poco dopo Colonnello, salì per tutti i gradi fino a
quello supremo di Comandante di Corpo d’Armata. Nominato Senatore e Ministro
della guerra nel 1902, lasciò il portafoglio al finir d’Ottobre del 1903. Nel
1869 era stato mandato ad assistere alle grandi manovre di Châlons,
che erano allora di non piccola importanza: e nel 1878-80 lavorò attivamente
nella Commissione internazionale per la delimitazione della frontiera
turco-montenegrina. Rigido nella disciplina, ma pieno di cuore, i soldati lo
stimavano ed amavano; perché sotto la severità esteriore, sentivano sempre in
lui la giustizia e la bontà. L'esercito
ha perduto in lui un prode e dotto ufficiale; la patria un servitore zelante, il
Senato un collega apprezzato e carissimo.>>
La carriera militare e
politica
Il 27
Febbraio 1859 Giuseppe Ottolenghi si arruola volontario nell’esercito Piemontese
e inizia la carriera come allievo dei corsi nella “Reale Accademia di Ivrea”.
L’arruolamento volontario di Giuseppe non deve stupire in quanto gli ebrei parteciparono con
entusiasmo ai moti risorgimentali in segno di riconoscimento dell’atto di
emancipazione del 1848 con il quale il re Carlo Alberto riconobbe agli ebrei
piemontesi uguaglianza di diritti con tutti gli altri sudditi. Nelle file dei
garibaldini nel 1848-1849 combatterono duecento di loro.
Ottolenghi si aggiunge ad altri
personaggi illustri italiani di origine ebrea che hanno lasciato una traccia
profonda nella cultura, nella politica e nell'esercito del nostro Paese. A
partire dal 1848 si arruolarono nell'esercito sardo come volontari 235 ebrei,
saliti a 260 nella campagna del 1859. Nel 1860 entrarono nelle scuole militari
di reclutamento 28 allievi ufficiali ebrei, seguiti negli anni successivi da
molti altri, tanto che l'annuario 1895 del Regio Esercito annoverava 700
ufficiali, in servizio attivo permanente o in ausiliaria, di religione ebraica
nel Regno di Sardegna i cittadini sardi, e poi quelli Italiani dopo il 1860, di
origine ebraica si inserirono completamente nel contesto della società
contemporanea e molti di loro entrarono nei ranghi dell'esercito, distinguendosi
spesso per intelligenza, per patriottismo, per capacità[3].
L’11
Aprile del 1859 Ottolenghi è il primo ebreo italiano ad essere ammesso al Corso
Allievi Ufficiali dell’Esercito; è nominato sottotenente ed assegnato al 17°
Reggimento di fanteria. Persona colta, abile e attiva, il
27 Luglio dello stesso anno fu promosso sottotenente nell'Arma di Fanteria e
tenente l'anno successivo.
Il 12
Novembre 1860 è ferito al fianco destro da una palla di moschetto durante
l’assedio di Gaeta (episodio questo che segnò la fine del dominio dei Borboni
nell’Italia del sud). In questa occasione è decorato con la prima medaglia al
valore. Il 12 Marzo 1863 viene promosso al grado di Capitano e destinato al
Corpo di Stato Maggiore; l’anno dopo inviato in Sicilia.
Il 30
Maggio 1864 rimane ferito al braccio destro ed al petto da due grossi pallini
detti “caprioli” nella repressione del brigantaggio a S. Ilario (Basilicata);
ottiene la seconda medaglia al valore. Il 14 Ottobre 1864 presta giuramento di
fedeltà in Avellino. Il 23 Giugno 1866 si distingue nella battaglia di Custoza
(Verona) e il giorno successivo a quella di Monte Croce, sempre nel
veronese.
Nell’Agosto
1869 è mandato ad assistere alle grandi manovre dell’esercito francese a
Châlons,
presso il confine con la Germania, al tempo molto importanti, che si svolgevano
alla presenza di Napoleone III. Il 9 Novembre 1872 è promosso Maggiore e
destinato in Sicilia al 62° Reggimento Fanteria. Il 31 Maggio 1877 è nominato
capo di stato maggiore della 2^ divisione militare territoriale di
Alessandria.
L’8
Aprile 1879 entra a far parte della commissione internazionale che si occupa
della soluzione del conflitto turco e della frontiera turco-montenegrina.
L’incarico internazionale di grande rilievo affidato all’Ottolenghi dal Governo
Italiano mette in risalto l’importanza che il generale sabbionetano aveva
nell’esercito e le sue apprezzate capacità, anche
diplomatiche.
Il 20
Maggio 1880 ritorna al comando del Corpo di Stato Maggiore a Roma. Nel Novembre
e Dicembre 1880 è inviato nuovamente in missione in Montenegro. Il 13 Ottobre
1882 è costituito, a
Torino, il 4° reggimento Alpini e il gruppo Artiglieria Aosta; Ottolenghi ne è
il comandante dal 1° Novembre.
L’8
Aprile 1888 è nominato Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata di Fanteria
“Re” di stanza a Roma. Il 14 Aprile 1889 è il primo ebreo italiano a rivestire i
gradi di Maggiore Generale. Dal 1889 al 1991 è addetto all’istruzione del
principe ereditario (il futuro Re Vittorio Emanuele III) come insegnante di
materie militari.
Il 13
Gennaio 1895 perviene al grado di Tenente Generale. Il 16 Febbraio 1895 è
trasferito a Torino come comandante della Divisione Militare Territoriale di
Torino. L’8 Luglio 1899 assume il comando del XII Corpo d’Armata di Palermo. Il
16 Aprile 1902 è Comandante del IV Corpo d’Armata.
Il
14 Maggio 1902 il Tenente Generale Giuseppe Ottolenghi viene nominato, con
decreto reale, “Ministro Segretario di Stato per gli affari della Guerra” nel 2°
Governo Zanardelli al posto del dimissionario conte Gustavo Ponza di San
Martino. La sua nomina fu particolarmente significativa perché all'epoca la
scelta dei ministri militari era di competenza dalla
corona.
Il
giovane Re Vittorio Emanuele III, evidentemente, aveva apprezzato l'insegnamento
ricevuto dall'Ottolenghi e non aveva dimenticato quel generale forse un po’
“pignolo”, ma certamente intelligente e preparato che lo aveva comandato, alcuni
anni prima, a Napoli.
Il
giorno successivo, nell’udienza del 15 di Giugno, Sua Maestà il Re lo nomina
Senatore del Regno.
Dagli
Atti del Senato del 23 Maggio 1903 apprendiamo della comunicazione ufficiale
della nomina da parte del Presidente Saracco. Nella stessa seduta Ottolenghi
presta giuramento e presenta immediatamente un disegno di legge relativo alla
leva sui nati nel 1882.
Resterà
Ministro per soli 18 mesi (in quegli anni i Governi avevano vita breve) per cui
non poté incidere in profondità sulla struttura dell'esercito. La situazione
politica internazionale del tempo non faceva presagire una prossima minaccia di
guerra e i governi avevano altre priorità di spesa.
Il
ministro Ottolenghi tentò di migliorare i criteri di reclutamento nell’esercito,
il problema militare più importante per i tempi. Da anni infatti lo Stato
Maggiore italiano sollecitava il ministero della Guerra per l'approvazione di
una nuova legge di reclutamento che riducesse il periodo di ferma a due anni.
Ciò avrebbe portato ad un aumento del numero dei giovani che ogni anno venivano
arruolati e ad un aumento delle riserve istruite. L’intento era di abbandonare
il sistema di reclutamento nazionale per quello regionale per rendere più rapida
la mobilitazione. Si sarebbe voluto inoltre l’abolizione dell’istituzione del
volontariato di un anno, dimostratosi del tutto inutile come fonte di
reclutamento per gli ufficiali di complemento.
Il
Parlamento non approvò i progetti di legge del ministro Ottolenghi,
privilegiando i ceti più agiati; Ottolenghi accettò il voto delle Camere senza
polemiche. Il tentativo di Ottolenghi di riformare l’esercito sta però a
dimostrare la lungimiranza e la competenza del generale (le stesse proposte
saranno approvate alcuni anni dopo), come pure il profondo rispetto per le
decisioni del Parlamento.
L’Archivio
Storico del Senato di Roma conserva gli atti contenenti i discorsi di Ottolenghi
davanti all’Alto Consesso tra il 12 Giugno 1902 e il 1 Luglio
1903.
Tra
l’altro segnaliamo le “Disposizioni per
la leva sui nati nel 1882”, il “Bilancio del Ministero della Guerra”, le “Disposizioni relative ai quadri degli ufficiali”, le “Modifiche alle leggi sull’ordinamento del Regio
Esercito”, l’”Istituzione
dei farmacisti militari di complemento”,
la “Commemorazione del
Sen. Luigi Cremona”, lo “Stato della previsione della spesa del Ministero della
Guerra”.
Il
13 Novembre 1902 decise, con Decreto pubblicato sul Giornale Militare Ufficiale,
l’adozione dello sci per i reggimenti alpini. Tale decisione contribuì non poco
alla diffusione della pratica dello sci di fondo.
Nel
periodo del suo ministero furono anche acquistate, nel 1903 dalla FIAT, le prime
vetture con motore a scoppio. Sempre nel 1903 viene costituito il “nucleo
macchinisti militari addetti alla condotta delle
automobili”.
Il 29
Ottobre 1903 cessa l’incarico di Ministro della Guerra a causa della caduta del
governo Zanardelli, nel successivo governo Giolitti il Ministro sarà Ettore
Pedotti.
Il 1
Dicembre 1903 il generale Ottolenghi rientrò nei ranghi effettivi dell'esercito.
Assunse il comando del I Corpo d’Armata di Torino in sostituzione del Generale
Valles. Era un comando di grande prestigio perché a quel tempo la Francia era
considerata una Nazione potenzialmente nemica e sul I corpo d'armata gravavano
gravose incombenze di pianificazione operativa e di organizzazione
logistica.
E’
l’ultimo incarico di prestigio perché pochi mesi dopo muore, in servizio a
Torino, per “affezione cardiaca”.
° Medaglia
francese commemorativa della Campagna d'Italia del 1859.
° Medaglia
d'argento al Valor Militare «per essersi distinto durante l’assedio di Gaeta il
12 Novembre 1860» [decreto reale del 1 giugno
1861].
° Medaglia
d'argento al Valor Militare «per essersi distinto nella repressione del
brigantaggio a S. Ilario (Basilicata) il 30 maggio 1864» [decreto reale del
30 aprile 1865].
° Autorizzato
a fregiarsi della medaglia per le guerre combattute per l'Indipendenza e l’Unità
d'Italia, con le fascette delle Campagne 1859, 1860-61,
1866.
° Decorato
della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia (oggi d’Italia) «pel
sangue freddo, prontezza ed intelligenza con cui sotto il fuoco faceva eseguire
gli ordini del Generale. Caricava volontario su Monte Croce, con i plotoni
riuniti delle Guide e dei RR. Carabinieri addetti al Quartiere Generale il 24
giugno 1866» [decreto reale nr 120bis del 6 dicembre
1866].
° Decorato
della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia il 27 Aprile
1870.
° Decorato
della Croce di Cavaliere dell’Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro, il 27 gennaio
1878.
° Decorato
della Croce d’ufficiale dell'Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro, della Corona
d'Italia il 15 Gennaio 1880.
° Decorato
della Croce di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia il 31 Gennaio
1881.
° Autorizzato
a fregiarsi della medaglia col motto “Unità d’Italia 1848 – 1870” il 26 Aprile
1883.
° Decorato
della Croce di Grand’Ufficiale dell’ordine della Corona d’Italia il 28 Dicembre
1893.
° Decorato
della Croce di Commendatore dell’Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro “in
considerazione di lunghi e buoni servizi” il 21 Gennaio
1897.
° Autorizzato
a fregiarsi della Croce d’Oro sormontata da Corona Reale per anzianità di
servizio il 15 Dicembre 1900.
° Nominato
cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell’Ordine della Corona
d’Italia il 27 Dicembre 1900.
° Decorato
della Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 31
Maggio 1901.
<<un
silenzioso, ma importante, protagonista dell'organizzazione del giovane regno
italiano, in un settore assai delicato dell'ordinamento statale: quello
militare. Ed il suo contributo fu assai positivo, soprattutto in certe
circostanze, proprio perché era frutto di esperienze vissute: con eroismo sui
campi di battaglia risorgimentali, poi nella quotidiana consuetudine con le
truppe in tempo di pace, negli incarichi di fiducia in Italia e all'estero; in
fine nell'incessante aggiornamento culturale, personale ed attraverso
l'insegnamento nella scuola militare: due medaglie d'argento al valor militare,
le più alte onorificenze, l'amicizia e la stima del re e dei più seri generali
del tempo, la nomina a Senatore per meriti acquisiti, sono le prove più evidenti
e significative del valore di un'esistenza intensa e di una personalità di
rilievo>>[5]
<<Fu
un militare modello, uno spirito eletto e attivissimo, una fibra coraggiosa ed
audace, una mente positiva educata alle grandi iniziative>>[6]
<<Era
allora comandante della Divisione di Torino il Generale Ottolenghi, ottima
persona, eccellente militare, attivissimo, inframmettente più del necessario; ma
forse allora, per la inerzia e l’incapacità di alcuni grandi della gerarchia,
era necessario che i superiori scendessero a particolari del mestiere che in
altri tempi sarebbe stato meglio avessero lasciato ad
altri>>
<<Un
altro dell’Olimpo torinese era il Generale Ottolenghi, intelligente, attivo,
eccellente comandante in montagna, ma il vero tipo di ciò che militarmente
dicesi “pignolo”>>.[7]
<<Uomo
probo, generale attivo e competente, ministro risoluto ad esercitare le
competenze proprie, ma rispettoso delle prerogative del potere legislativo,
questo in sintesi è il giudizio che ritengo di poter esprimere sul generale
Ottolenghi.>>[8]
I rapporti con il principe
ereditario Vittorio Emanuele di Savoia.
Singolari
e divertenti sono le affermazioni che il futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele di
Savoia scrive nel carteggio con il Generale Osio a proposito di
Ottolenghi.
Mentre il Generale è
il Comandante della Brigata Re, il giovane Vittorio Emanuele (poco più che
ventenne) è Comandante di Corpo, a Napoli, nella stessa Brigata e quindi ne
riceve gli ordini. Nelle innumerevoli lettere che il Principe Ereditario scrive
al Generale Osio, suo ex “governatore”, numerosi sono gli accenni
all’Ottolenghi. Tra le lettere anche una della Madre del Principe ereditario, la
Regina Margherita di Savoia, che accenna al comandante ebreo del
figlio.
Ne scaturisce un insolito
rapporto di amore-odio; Vittorio Emanuele critica, spesso anche vigorosamente
Ottolenghi e la sua leggendaria pignoleria, per riconoscerne però immediatamente
dopo, le grandi capacità.
<<Abbiamo
avuta una ispezione del Gen. Comandante la Brigata alla nostra fanfara ed alla
nostra musica. E’ venuto – Ottolenghi – in quartiere solo una volta dacché ho il
comando io, e quella sola volta ha veduto le trombe, e le ha vedute impiegandovi
due ore! I comandanti di corpo ”devono avere la massima iniziativa”; Oddone ed
io non sappiamo troppo cosa voglia dire questa parola; non passa quasi giorno
senza una prescrizione nuova della Brigata, intorno al servizio interno, ecc...,
ecc..., ecc…>>
<<A
proposito della iniziativa lasciata a me ed a Oddone dal comune nostro Duce: Le
dirò che egli non solo fa circolari su tutto (“su come i Caporali Trombettieri
devono impugnare il tromboncino in Sibemol”, p. es.)! Ma vuol vedere; pochi
giorni fa ha largamente grandeggiato il sottoscritto ed il suo Aiutante Maggiore
in 1.a perché nelle “lucernette da leggii” della musica, non vi erano delle
candele della forma da lui voluta ! Cosi ha occupato per 20 minuti tutti gli
Ufficiali Superiori del Corpo per concludere nulla di nulla
!>>
<<Il
Gen. Ottolenghi poi ha anche contribuito al poco interessarsi di tutti, facendo
tutto lui e lasciando, secondo quanto purtroppo è suo costume, poca o meglio
nessuna iniziativa a suoi dipendenti compresi i due Comandanti di Brigata,
Bruschi dell’89.o ed io.>>
<<Ottolenghi
si agita, ieri mattina a San Potito ci ha tenuto un’ora per sentire una critica
sulla manovra sulla carta Reggimentale, e poco fa fu a Capodichino per un’oretta
a vedere il Reggimento.>>
<<Rientrato
a Napoli ho avuto in 10 giorni 3 visite del Duce; una fra le altre di quasi due
ore ai cappotti e alle giubbe delle reclute del 1.o
Battaglione.>>
<<Domani
forse verrà il mio Duce, che ci donerà l’inestimabilissimo supremo piacere della
sua presenza, temo per tre giorni: povero Maccabeo! Chi gli avrebbe mai detto
che un suo +/- discendente si sarebbe occupato della
ballistite!>>
<<Sto
passando l’esame alle mie Compagnie, giacchè per il 10 di Giugno avrò
l’esperimento del Comandante la Brigata, il quale da alcuni giorni come Dio
vuole è a Perano ove se lo gode tutto quanto povero Oddone del 2.o; non mi creda
indisciplinato; solo a lei parlo così; bisogna vedere per credere le grane che
Ottolenghi sa piantare in ogni genere di cose; non ne ha idea; è spaventosamente
piccolo in tutto, e finisce per occuparsi di un mucchio di cosette di cui alla
Brigata Acqui forse si occuperanno gli Aiutanti Maggiori e quando proprio non
sapranno cosa fare di meglio.>>
<<Al
Campo Fisso, Corvetto, “l’uomo che si agita”, voleva farci fare ben 5
esercitazioni notturne, ma Bugliolo ha ottenuto di farne solo
due.>>
<<Voglio
studiarvi il libro del Macchabei in omaggio al Generale di mio figlio; vedo che
è spingere lontano l’amore milito-materno ma veramente è da gran tempo che
volevo leggere la storia dei Macchabei e solo la stampa così fine delle bibbie
moderne me ne aveva trattenuta.>>[9]
<<La
sola cosa che non so e non posso riuscire a digerire è “cul Cristo d’un ebreo”
(così lo chiamava povero Oddone del 2.o); avrà capito a chi alludo. E’ difficile
rompere le tasche come il nostro duce le rompe a Serafini ed a me. E per colmo
di sventura il Gen.le Corvetto lo ha messo a dirigere la manovra sulla carta di
Presidio; si figuri che grana … se le raccontassi tutte le grane che quell’uomo
mi dà non la finirei più, dunque è meglio che la faccia finita e non ne dica più
nulla. Con tutto ciò sono felicissimo di comandare ancora il mio
1.o.>>
<<Un
sergente capoposto ad una polveriera fu colto senza cinturino e tutto
sbottonato, tutti gli uomini del posto dormivano; il Sergente è di cattiva condotta e
recidivo in tale mancanza; sapendo la pietà delle autorità superiori mi limito
ad infliggergli 30 gg (15 e 15) di sala; e poi l’autorità talmudica e tutoria
non ha potuto a meno che dire poveretto, ecc… ecc… ecc … Non aggiungo altro;
penserà quanta rabbia ne abbia avuto; eppure Ottolenghi è una persona brava,
intelligente, colta, valorosa, e anche simpatica
!>>
<<Al
Reggimento gran lavoro per prepararci all’esperimento di mobilitazione; ho però
la terribile idea di Ottolenghi “che mi pesa sul cuore”. Del resto tutto procede
regolarmente, ed i miei hanno fatto ottima figura alla Rivista di
Presidio.>>
<<Giuseppe
Ebreo è ora Comandante Int.le della Divisione, e prende il suo interim sul
serio; le grane si moltiplicano ogni giorno di
più.>>
<<L’esperimento
di mobilitazione è andato molto bene; non lo devo dire io ma è stato così
quantunque si abbia avuto (ahi! troppo spesso!!!) in quartiere la grande anima
agitantesi nel vuoto dell’invitto nostro duce.>>
<<Domani, il 30, ed il 1.o abbiamo le nostre esercitazioni di tiro tattico; mi auguro ardentissimamente che il 1.o Maggio tenga inchiodato a Napoli il