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il consolidamento della Comunità |
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Pochissime sono le notizie sulla Comunità
ebraica nel XVII secolo, in quel periodo "spagnolo" post-vespasianeo che pure dovette risentire della
propaganda antiebrea portata avanti dai francescani e delle imposizioni per
l'istituzione dei ghetti contenute nella Bolla Caeca
et obdurata di Papa
Clemente VIII, del 1593, poi ribadita nel 1639 da Papa Urbano VIII. A Sabbioneta i vari Banchi di prestito
continuarono ad ottenere le necessarie concessioni papali: nel 1606 da Papa
Paolo V a favore dei fratelli Forti, rinnovate a membri di questa famiglia
nel 1610, nel 1618 e nel 1619 sino al 1640 quando Papa Urbano VIII prorogò
per 30 anni la concessione a Ventura, Isacco e Abramo Forti. Per tutta la prima metà del
'700 il Ducato di Sabbioneta venne aggregato a quello di Guastalla ed
anche in questo periodo agli ebrei sabbionetani
vennero rinnovati gli antichi privilegi di cui godevano. Proprio in questo periodo si ha notizia del
primo episodio di intolleranza religiosa subito
dalla Comunità sabbionetana quando, nel 1744, l'Inquisitore proibì la
macellazione rituale degli animali. Due anni dopo, nel 1746, Sabbioneta passò
sotto il dominio diretto della Casa d'Austria. Nel 1760 si costituì la confraternita ebraica
Temimè dàrech
(seguaci della retta via) con lo scopo di sovrintendere all'attività
finanziaria connessa col culto ed alle opere pie. Questa Confraternita
opererà per più di 100 anni, sino al 1876. Da un documento del 1773, conservato a
Mantova, la Comunità sabbionetana risultava composta da
63 ebrei. Nel 1780 Maria
Teresa d'Austria concesse alle Comunità di Bozzolo e Sabbioneta un ampio
privilegio con cui finalmente gli ebrei vennero
tutelati in tema di tasse, feste religiose e proprietà. L'arrivo delle truppe napoleoniche trovò
qualche simpatia tra gli ebrei sabbionetani se, nel
1798, il giuramento di fedeltà alla Cisalpina fu pronunciato da Isacco Forti quale Presidente della Municipalità. Nel 1820, periodo del Lombardo-Veneto,
gli ebrei a Sabbioneta erano in numero di 113. Nel 1821 il Governo chiese alle varie
Comunità ebraiche della zona Oglio-Po di accettare di
unirsi amministrativamente alla Comunità di Mantova
ricevendo però da tutte una risposta negativa. I
nove capifamiglia sabbionetani che sottoscrissero
portavano, quattro il cognome Foà e cinque il cognome Forti. Forse proprio per dare manifesta espressione di autonomia e di vitalità la Comunità sabbionetana
decise, nel 1824, di rinnovare la propria Sinagoga. Due anni dopo, nel 1826, Donato Leone Forti,
ricco possidente ebreo, riscattò dal Demanio la
Chiesa dell'Incoronata e la donò alla Parrocchia. E' abbastanza nota la composizione del nucleo
ebraico nel periodo 1816-1876 quale risulta dai
registri anagrafici conservati parte a Mantova e parte a Sabbioneta che
forniscono, per l'arco di quei sessant'anni, le
registrazioni di 196 atti di morte, 261 nascite e 69 matrimoni. In effetti la prima metà del XIX
secolo rappresentò probabilmente il periodo più prospero per la Comunità
sabbionetana che, in conseguenza della liberalità e dei privilegi concessi
dal governo austriaco, portò molti suoi componenti a far parte della ricca
borghesia dei commercianti, degli imprenditori e dei proprietari terrieri
come Michele Isacco Foà, proprietario di numerosi
filatoi per la seta e Michele Bonajuto Foà che creò una fabbrica per la concia delle pelli a Ponteterra. [2000- Umberto Maffezzoli] |