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la Sinagoga
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Da un piccolo atrio dell'edificio prospiciente la piazzetta di
San Rocco si accede al vano dello scalone in marmo
che, con quattro rampe, porta al piano della Sinagoga. Ulteriori due rampe
permettono l'accesso al matroneo. Venne edificata nel 1824 forse anche per ribadire
al Governo austriaco la volontà, la vitalità e la prosperità economica di una
Comunità che non voleva essere unita a quella di Mantova come deliberarono i
capifamiglia ebrei sabbionetani nel 1821. Il Tempio venne ricavato col rifacimento
e probabile sopralzo di una più antica Sinagoga che, nel Catasto Teresiano del 1774, viene indicata come "scuola,
ossia sinagoga" in casa di Salomone Forti fu Elia. La paternità del progetto del Tempio é controversa: per alcuni è
attribuibile a Carlo Visioli, per altri a Luigi
Voghera. Dal vano scale si accede alla Sinagoga attraversando un
atrio rettangolare con finte porte dipinte alle pareti e volta a botte. L'interno del Tempio, anch'esso rettangolare, con tutte le pareti
rifinite a stucco lucido a finto marmo, presenta sui lati lunghi una serie di
finestre sormontate da finestrini, scandite da lesene di ordine
corinzio. Le finestre poste a sud sono cieche in quanto realizzate sotto la
linea del tetto. Quelle poste a nord invece sono prospicienti il cortile interno
dell'isolato (questo cortile, con tutta probabilità,
prima del periodo napoleonico ospitava anche il cimitero della Comunità). La disposizione della sala è definita sul lato est dall'Arca (aròn hakodesh)
dove vanno conservati i rotoli della Legge ebraica e dalla tribuna (tevà) dove il cantore recita le preghiere o legge
brani della Bibbia. L'Arca , ricavata a nicchia nel muro) é
racchiusa lateralmente da due colonne in finto serpentino con capitello corinzio
e sormontata da un timpano sotto cui sta una scritta in caratteri ebraici
dorati. Le ante, lignee, sormontate da un arco sono riccamente decorate
con fregi in oro su fondo nero e nella parte interna dalle Tavole della Legge
con scritte in caratteri ebraici dorati. Sopra il portale d'ingresso alla
sala, sormontato da un timpano con una scritta in caratteri ebraici, é posto
il matroneo, protetto da una grata in legno. Quattro colonne in stucco, con capitello di ordine
corinzio sorreggono la volta, decorata in stucco a riquadri nel 1840 dal
ticinese Pietro Bolla. La Sinagoga conserva ancora parte degli arredi antichi e
preziosi, come il recinto metallico a tre cancelli, il piedistallo ligneo
utilizzato come leggio (bimàh) e le lampade a olio che fiancheggiano l'Arca. I banchi sono quelli
originali ottocenteschi. Della vecchia Sinagoga era stata conservata l'Arca che, fino ad
alcuni anni fa si trovava nell'atrio del matroneo. Era un armadio cinquecentesco in legno a quattro ante con lesene
laterali intagliate che Umberto Nahon,
durante la sua visita a Sabbioneta nel 1970, procurò di trasferire nello
Stato d'Israele. Essa è ora conservata in un'aula della "Casa Strauss" presso il Muro del Pianto a
Gerusalemme. [2000 – Umberto Maffezzoli] |