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la stamperia ebraica di Vincenzo Conti La ripresa della stampa a Sabbioneta fu sicuramente dovuta alla concomitanza di più fattori. In
primo luogo l'esigenza, per la nuova Sabbioneta, di dotarsi di una tipografia
che potesse assolvere alle esigenze di una Città
sede di Marchesato indipendente, dove stava iniziando ad operare una
burocrazia che abbisognava di "modelli" stampati, in cui risiedeva
un Signore che promulgava Grida e Decreti, in cui operava una Scuola di un
certo prestigio. In secondo luogo le ambizioni (ma anche le frustrazioni) di
uno stampatore che a Cremona, nella "seconda Città" del Ducato di
Milano, e nonostante detenesse il monopolio della stampa, pure trovava
difficoltà a sviluppare appieno i suoi progetti editoriali, specie quelli
ebraici, sempre più ostacolati dall'Inquisizione. Vincenzo Conti, cristiano, originario di Isola Dovarese (feudo
gonzaghesco in territorio cremonese) aveva lavorato almeno fino al 1554
presso stamperie veneziane, probabilmente in stretto contatto con Francesco Marcolini, stampatore dell'Accademia dei Pellegrini. E' del 1554 infatti
una supplica da Venezia con cui il Conti chiedeva alla Comunità di Cremona di
essere assunto come stampatore privilegiato della Città. L'assunzione avvenne
l'anno successivo, 1555, come si legge nella
prefazione alla prima edizione cremonese del Conti, le Provisiones
Navigii. Nel 1556 cooperò a Sabbioneta col Foà (che aveva appena licenziato Cornelio Adel-Kind) all'editio princeps del Sefer minhagim di Jacob Levita,
quel Maharil che lo stesso
Conti ristampò a Cremona nel 1558 e nel 1565. Nel 1559 fu pesantemente coinvolto nelle
inchieste dell'Inquisizione cremonese e molti libri da lui stampati in ebraico, requisiti e bruciati pubblicamente. Da qui la sua
decisione di trasferire la sezione editoriale ebraica da Cremona a Riva di
Trento, sotto le ali tolleranti del Cardinale Cristoforo Madruzzo. A Riva il Conti stampò
libri ebraici per dieci anni. Frattanto, dopo le frequentazioni sabbionetane del 1556 e dopo la cessazione dell'attività
del Foà nel 1559, il Conti
ultimò a Cremona, nel 1560, un libro ebraico iniziato nella casa del Foà nel 1557, il Machazòr,
un Compendio di preghiere ebraiche di rito tedesco con commento. La presenza a Cremona dello stampatore non
dovette passare inosservata a Vespasiano Gonzaga ed infatti
questi gli chiese, sin dal 1561, di aprire una tipografia nella nuova
Sabbioneta che si stava allora edificando. Il Conti,
pur se in un primo tempo non accettò, pure dovette mantenere buoni rapporti
col Gonzaga che onorò in varie occasioni con lo stampare in Cremona opere a
lui dedicate. E' il caso, per esempio, delle Orationes
quinque di Girolamo Favalli,
del 1563, e dei Diversa Carmina, sempre del
1563, del giureconsulto mantovano Niccolò Gallina. Quest'ultimo
fece stampare al Conti, nel 1564, anche l'Epithalamium, in occasione delle nozze di
Vespasiano con Anna d'Aragona. Fu solo nel 1566 che il
Conti, pressato nuovamente dall'Inquisizione, impossibilitato a
proseguire la stampa in ebraico a Riva di Trento, decise di accogliere
l'invito di Vespasiano ed aprire una Stamperia a Sabbioneta, in parallelo con
Cremona, anch'essa divisa in tre sezioni editoriali:volgae,
latina ed ebraica. Dalla sezione in lingua volgare, a partire dal 1567, oltre al materiale ad uso delle
esigenze amministrative, giudiziarie e scolastiche della Città, uscirono
anche libri come ad esempio il componimento poetico Canzone di Romano
Borghi, dedicato dall'autore a Vespasiano. Nella sezione latina venne
stampato, sempre nel 1567, l'Omissorum in
Horatium poetam elenchus dell'umanista brabantino
Antoine Herman Gogava (sempre con dedica a Vespasiano) e dalla sezione
ebraica uscirono sempre in quell'anno, almeno
quattro libri: i Pirké Eliezer, o Capitoli di Eliezer,
commissionato da Eliezer di Brunswich,
lo Tzedà ladèrech,
che il Conti stampò in collaborazione col tipografo Israel Zifronì di Guastalla, abitante a Gazzuolo,
il Sefer Halichot
Olam di Giosuè Levita, comprendente
l'introduzione al Talmud Mevò aghemarà di Samuel Nagid ed
infineil Siddur
askenazita in yiddish. Nel 1568 la stamperia sabbionetana era ancora
sicuramente in funzione come si rileva da documenti
conservati negli archivi di Cremona. Il Conti in
quel periodo, aiutato dai figli Anteo e Francesco, manteneva proprie
tipografie contemporaneamente in Cremona e Sabbioneta. Dal 1569 aprì un'ulteriore stamperia "con privilegio" anche a
Piacenza. Morì però alla fine dello stesso anno ed in
breve tempo subentrò ai figli, sia a Piacenza che a
Cremona, lo stampatore Cristoforo Draconi. Non
conosciamo, per mancanza di documenti, la data in cui realmente cessò di
operare la stamperia del Conti (o dei suoi eredi) a
Sabbioneta. Vincenzo Conti, se non fu stampatore eccelso
quanto a correttezza tipografica, fu sicuramente un buon imprenditore sul
difficile mercato della carta stampata. Un imprenditore che usò con
intelligenza la sua posizione di stampatore privilegiato ed i suoi contatti
sia col mondo ebraico che con quello intellettuale
cremonese ove era particolarmente vivo l'interesse per la niova
letteratura in volgare. Nelle sue edizioni non usò illustrazioni
ma curò l'estetica dei suoi frontespizi usando almeno tre tipi di
belle cornici di gusto manieristico e di derivazione veneziana. Particolare é la sua marca tipografica, un
ovale che racchiude l'immagine di Ercole (mitico
fondatore di Cremona) che combatte l'Idra attorniato dal motto "at virtus superavit". Dopo il Conti non si
hanno più notizie certe del proseguimento di un'attività tipografico-editoriale
a Sabbioneta. [2000 – Umberto Maffezzoli] |