Abate Giovanni Romani: DE' MIEI VIAGGI
Nel
riferire i miei pochi viaggi non intendo già di porgere una particolarizzata
descrizione dei paesi da me veduti e visitati: ciocché
sarebbe inutile, trovandosi tali descrizioni già stampate in opere apposite; ma nel ciò fare non ho altro pensiero che quello
di far conoscere ai miei nipoti, ai quali è soltanto diretto questo mio
scritto, le varie impressioni che fecero sopra i miei sensi le nuove cose da me
vedute, le osservazioni che potei fare sopra le medesime ed i varj accidenti e pericoli ai quali fui esposto ne' miei
viaggi, onde ciò possa servire di qualche istruzione ai prefati miei congiunti.
Sabbioneta.
II primo luogo da me
veduto nella puerizia fu la vicina fortezza di Sabbioneta alla quale fui
condotto a piedi da un domestico col permesso di mio padre.
Giunto a Vigoreto, ov'esisteva
un convento di Cappuccini, mi si affacciò una vasta campagna priva intieramente d'alberi, dal centro della quale sorgeva la
fortezza, la cui circoscritta forma per me nuova mi fece una grata sorpresa.
Avvicinato a quella fortezza, la mia maraviglia
si accrebbe nello scorgere le alte e solide mura che la circondavano,
la maestosa porta che porgeva l'ingresso alla medesima ed il ponte levatoio
sopra il quale si doveva passare, come oggetti de'
quali non aveva mai avuta alcuna prenozione.
Entrato nella città, non facendo alcun caso
delle strade, delle piazze, degli ordinarj fabbricati
come oggetti conformi a quelli del mio paese, il mio sguardo si arrestò
attonito sopra i seguenti edificj de' quali io non poteva
formare un confronto.
1°. Il magnifico Palazzo Ducale, la cui
imponente e ben proporzionata fronte occupava quasi un intiero
lato della regolare piazza ed il cui interno, diviso in ampie ed elevate sale
fornite d'armi antiche, di figure equestri e di altri nuovi oggetti, attrassero
fortemente la mia puerile attenzione.
2°. Il regolare e ben
decorato edificio appellato il Teatro, il cui interno presentava una forma del
tutto dissimile dalla nostra.
3°. L'antico castello[1] piantato in una vasta piazza, le cui
antiche fortificazioni e le cui interne sale dipinte a figure per me nuove
trattennero la mia curiosità.
4°. Un lungo e maestoso
uniforme porticato che di fronte al castello chiudeva quel lato della piazza.
5°. Il palazzo così detto
del Giardino, ornato di molti dipinti, di bassi rilievi e di altri
curiosi oggetti, dei quali sebbene non potessi in quella tenera età conoscere
il pregio, mi fecero però una grata sensazione.
6°. Due belle colonne di marmo sormontate da
piccola statuetta, una delle quali con base e capitello di bronzo, che poggiate
sopra a convenienti piedestalli ergevansi isolate una
nella piazza Ducale e l'altra in quella del Castello.
La chiesa principale non mi fece alcuna impressione perché nulla presentommi
di nuovo; ma quella dei Padri Serviti così detta l'Incoronata mi eccitò la
maraviglia per la graziosa e nobile sua forma ottangolare, sormontata da una
non molto elevata cupola e tutta all'interno dipinta architettonicamente;
e benché potessi fare di essa qualche confronto con quelle simili del mio
paese, cioè la chiesa dell'Annunciata nel Borgo inferiore e di Santa Chiara del
monastero delle Clarisse, quella però di Sabbioneta superando le altre due in
ampiezza, in elevazione, in decorazioni poté interessare potentemente la mia
attenzione, la quale altronde si trattenne colla massima compiacenza
nell'osservare il superbo deposito ivi collocato del duca Vespasiano, la cui
statua di bronzo ed altre statue di marmo bianco e gli altri ornati in marmi a varj colori non potevano che sommamente dilettare lo
sguardo di un fanciullo che non aveva mai veduto altrettanto.
Le impressioni che si ricevono
nella tenera età essendo le più potenti e le più costanti, avvenne che nel
crescer degli anni al vedere altre città il mio occhio si compiacque sempre
nell'osservare degli edificj conformi a quelli di
Sabbioneta; e siccome tali edificj furono costrutti
da architetti del secolo decimosesto o nel principio
del successivo, così da tale circostanza io ripeto il sommo trasporto che
nell'età adulta si sviluppò in me per l'architettura di quel secolo.
La vista altronde della nostra antica Rocca non
che del vetusto, ora non più esistente, Castello di
Sabbioneta mi abituò nel progresso degli anni ad osservare con diletto tutti
gli antichi castelli che si affacciarono al mio sguardo.
Dopo la visita di Sabbioneta
la mia guida mi condusse ad un vicino villaggio appellato la Villa
Pasquali, nel quale era stata di fresco eretta una nuova chiesa sopra il
disegno dell'architetto Bibiena.
Questo tempio, come formato di una sola nave
assai ampia, ben elevata e ben decorata, appagò assaissimo
il mio sguardo, il quale inoltre si trattenne con diletto nell'osservare la
volta traforata della capella maggiore, oggetto per
me del tutto nuovo.
Dopo ciò ritornai a
casa, oltremodo contento delle novità da me osservate che non più svanirono
dalla memoria e quantunque nell'età provetta in cui aveva già visitate altre
città si fosse la mia mente ingrandita per altri magnifici edificj
da me veduti, pure tutte le volte che ritornai a Sabbioneta provai sempre del
diletto nel rivedere quegli edificj che l'adornano.
[1] Il Castello di
Sabbioneta, che sorgeva sulla piazza antistante il palazzo del Giardino dove
ora si trova l'edificio scolastico, venne abbattuto
nel 1794.